Un salto di stile per Lupin III: The First

di Alice Buscaldi

In questi giorni il Festival di Annecy propone una vasta gamma di proiezioni tra cortometraggi, lungometraggi, work in progress e masterclass, ma sin dall’inizio dell’evento, la mia attenzione è stata tutta incentrata sull’estratto del film Lupin III: The First.

In questa pellicola firmata Takashi Yamazaki, il nostro ladro gentiluomo si lancia in una colossale rapina in giro per il mondo per rubare il misterioso diario di Bresson, l’unico oggetto che suo nonno non è stato in grado di trafugare.

Come tutti abbiamo notato, si tratta di un film d’animazione in 3D, primo in assoluto del mondo di Lupin ad adottare questa scelta di stile. Ma cosa significa per un idolo come quello creato da Monkey Punch fare un salto tecnico del genere?

Facciamo un piccolo cenno storico: Lupin III (Rupan Sansei) è una serie di manga e anime creata da Monkey Punch nel 1967. Il franchise è quindi da oltre 50 anni in circolazione con una dozzina di serie manga, alcune delle quali sono ancora in corso, 7 serie di anime e un buon numero di lungometraggi d’animazione. Basti pensare a Il Castello di Cagliostro del 1979 di Hayao Miyazaki o più recentemente ai film di Takeshi Koike, Lupin III: la lapide di Daisuke Jigen (2014) e Lupin III: uno schizzo di sangue per Goemon Ishikawa (2017, dove tra l’altro fa il suo debutto la giacca nera di Lupin!).

Inutile dire che la tecnica madre adottata in tutte queste circostanze, fosse il tradizionale 2D, con i suoi tratti vibranti, colori che talvolta (soprattutto negli anime) saltavano o cambiavano nell’arco di un paio di fotogrammi, tutto oggettivamente più artistico.

Quando ho visto Lupin nel suo nuovo design tridimensionale devo ammettere di aver storto il naso, non perché il 3D sia una tecnica meno valida del 2D ma perché essendo cresciuta con una certa visione di un personaggio, è stato un momento strano. L’animazione molto fluida, i movimenti di camera alla 007, le ambientazioni così “vere” ma alla fine, quando il tipico ghigno di Lupin emerge per sbeffeggiare il povero ispettore Zenigata, tutto torna alla normalità. Il leggero momento di disagio svanisce e si ritrova il ladro gentiluomo che tanto ci ha appassionato in questi ultimi 50 anni.

Lungi dal cercare effetti iperrealistici che avrebbero reso difficile riconoscere Lupin III e la sua band, l’animazione si diverte a giocare con le leggi della fisica e supera i vincoli dell’anatomia: l’enfasi è su una leggera sospensione di gravità, accelerazioni soprannaturali, arti che si allungano quanto basta nell’azione, l’esagerazione delle espressioni facciali, per caratterizzare efficacemente ogni personaggio e i suoi 50 anni di storia in 2D.

In questo senso ricorda molto lo stile cartoons alla Tex Avery e Chuck Jones con pose estreme e azioni rapide adottato anche da Gendy Tartavkosky nella trilogia Hotel Transylvania e il pilot Popeye.

Si può dire quindi che il salto tecnico di Lupin al 3D sia una versione potenziata del Lupin in 2D a cui eravamo abituati, che riproduce tutto l’umorismo e l’energia che ha da sempre caratterizzato il mondo nato dalla penna di Monkey Punch.

In trepidante attesa di vedere su grande schermo questa nuova avventura del ladro gentiluomo, riguardiamoci il trailer.

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