Biografia

Giannalberto Bendazzi è un giornalista, storico del cinema e docente italiano, autore di libri e saggi, in particolare sul cinema di animazione.

Nato a Ravenna nel 1946, cresce a Milano, dove intraprende sia la carriera di giornalista sia quella di storico del cinema.

Al cinema d’animazione in particolare si dedica dall’età di 19 anni, considerandolo uno strumento visivo che permette di raggiungere risultati simili a quelli della poesia.

Dal 2002 si dedica a tempo pieno al lavoro accademico, tenendo all’Università degli Studi di Milano il primo insegnamento in Italia di Storia del Cinema di Animazione (2002-2009).

Dal 2001 è professore aggiunto alla Griffith University di Brisbane, Australia.
Dal 2013 al 2015 è visiting professor alla Nanyang Technological University di Singapore. È fra i membri fondatori della Society for Animation Studies (1987).
Dal 2004 è direttore di collana per Pagine di Chiavari (Le Mani, Recco).

Dal 2016 è direttore di collana, Focus Series, CRC Press (Boca Raton, Florida).

Ha tenuto corsi e conferenze in Europa, Nord America, Sud America, Asia e Australia. È stato curatore di varie retrospettive a festival internazionali e, per una cinquantina di volte, membro di giuria.
Dal 2008 al 2015 si dedica alla stesura di “Animation – A World History”, una storia enciclopedica dell’animazione mondiale in tre volumi, pubblicata nel 2016 da CRC Press. Nel 2018 UTET ne ha pubblicato la versione italiana, riveduta e corretta, con il titolo “Animazione – una storia globale”.

Tra le sue opere più note, il libro “Cartoons – Cento anni di cinema d’animazione”, pubblicato anche in Francia, America, Inghilterra, Spagna e Iran. Alexandre Alexeieff “Itinerario di un maestro”, 2001, e la monografia dedicata a Quirino Cristiani, pioniere dell’animazione di lungo metraggio.

Woody Allen e Mel Brooks sono tra gli autori di cinema live action a cui Bendazzi ha dedicato maggiore attenzione, con articoli, saggi e libri.

Focus on

Giannalberto Bendazzi con i grandi vecchi della Disney (da sin.) Ollie Johnston, Frank Thomas e Ranko Munitić allo studio Bozzetto, Milano,1982

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Come ti sei interessato al cinema d’animazione?
Mi sono innamorato dei film e del loro linguaggio nella prima adolescenza. Già mi appassionavano l’arte, la poesia e la musica. Se questi linguaggi comprendevano forme belle e concise (come rispettivamente la miniatura, il sonetto o il notturno), perché il cinema non dovrebbe? Un’altra domanda: quale cinema sarebbe più libero di quello che non fosse vincolato a un profilmico reale, ma potesse utilizzare quello immaginato e creato dall’autore? La risposta alle mie domande fu il corto animato. Però ben pochi ne sapevano qualcosa. Così cominciai le mie investigazioni.

Quando ha inizio la storia dell’animazione?
Concentriamoci sul cinema d’animazione senza prendere in considerazione altre forme e altri mezzi (come le installazioni, i flip-books e l’arte pirotecnica). Concentriamoci anche sulla differenza tra cronologia e storia: la storia è la narrazione di fatti che generano conseguenze importanti, la cronologia elenca i fatti. Dopo l’invenzione della cinepresa molti film hanno cominciato a utilizzare l’effetto speciale chiamato fotogramma-per-fotogramma (oggetti che si muovevano da soli, specialmente) ma nessuno di questi ha creato cose importanti come un settore, un’arte, carriere e così via. Il film che lo ha fatto è stato Fantasmagorie di Emile Cohl (1908). A mio parere la storia del cinema d’ animazione inizia con questo titolo.

Hai mai fatto film d’animazione?
Ho fatto alcuni esperimenti quando avevo venti-venticinque anni, ed erano tutt’altro che incoraggianti. Poi ho capito che scrivere la storia dell’animazione e fare lavoro critico era comunque un atto molto creativo e ricco di gratificazione per me… Purtroppo, non intendo gratificazione economica.

Che studi hai fatto?
Mi sono laureato in giurisprudenza. Di mala voglia. Non sono mai stato avvocato. Se parliamo del mio mestiere di studioso di animazione, ho avuto maestri, non professori. Persone che ho ammirato, e il cui esempio e le cui opinioni sono stati significativi per me. Alexandre Alexeieff, l’artista che ha fatto Una notte sul Monte Calvo; Max Massimino-Garniér, lo sceneggiatore italiano; Robert Edmonds, il professore di cinema di Chicago. E poi libri, libri, libri, film, film, film.

È vero che non ti piace la ricerca nelle biblioteche?
No, non è vero. Come studioso ho fatto poca ricerca nelle biblioteche solo perché su questa Terra esistono ben pochi contratti, lettere, giornali relativi ai fatti dell’animazione. Fondamentalmente, la massima parte delle fonti primarie erano ieri, e sono ancora oggi, disponibili solo tramite il lavoro sul campo. Perciò ho scelto l’approccio degli antropologi culturali. Ho vissuto tra gli animatori, sono stato in rapporti amichevoli con loro, ho potuto far loro delle domande in confidenza.

Il tuo modo di scrivere storia è stato definito “vasariano”. Senti che il tuo rapporto con gli animatori ha qualcosa in comune con la familiarità con i pittori del Rinascimento di Giorgio Vasari?
È sicuro che Giorgio Vasari era migliore di me – e che Michelangelo, Raffaello e gli altri erano più grandi dei miei animatori… Detto questo, è vero che ho avuto a che fare con registi di tutto il mondo, li ho intervistati, visitati nelle loro case o nei loro studi, raccolto documenti e informazioni direttamente dalle loro mani. Questa ricerca nella vita quotidiana è necessaria per salvare le informazioni prima della loro sparizione. Alcune di queste persone poi sono diventate amici per tutta la vita, come Bruno Bozzetto. Alcuni erano fratelli/maestri, come Alexandre Alexeieff. La maggior parte di loro erano conoscenti intimi, persone che ho ammirato per la loro integrità, intelligenza, bontà di cuore, generosità. Quando vado a un festival di animazione, sono contento perché so in partenza che incontrerò sia vecchi sia nuovi amici.

È vero che non ti piace Walt Disney?
Proprio il contrario: io adoro Walt Disney. Senza di lui l’animazione non esisterebbe proprio. Senza i suoi esperimenti la nostra animazione avrebbe un linguaggio visivo e musicale molto povero. Ma io sono un critico di film, e devo discutere Walt Disney nel modo in cui discuto (diciamo) Alfred Hitchcock, Jack Warner, o Greta Garbo. Su di lui, invece, c’è una specie di religione: o sei un credente, o sei un rinnegato.