Calamity Jane al Festival di Annecy

di Alice Buscaldi

Finalmente abbiamo la possibilità di sbirciare qualche fotogramma del lungometraggio Calamity, a Childhood of Martha Jane Cannary che durante questa edizione del Festival, come riportato in uno dei nostri precedenti articoli, è stato messo parzialmente in chiaro per ragioni di diritti riservati ai distributori.

Nonostante sia visibile solamente qualche estratto del film ed un dietro alle quinte con alcune delle figure che hanno lavorato alla pellicola, Calamity acchiappa subito per i suoi colori vibranti e la sua ricerca delle forme che sembrano essere quelle di una tela impressionista.

Come spiegato da Rémi Chayé, regista e sceneggiatore di Calamity (papà in primis di Long Way North premiato nel 2015 con il Premio del Pubblico durante il Festival di Annecy) la pellicola si snoda attorno alla tematica della parità di genere e quale figura migliore se non quella di Calamity Jane per narrare i temi di tolleranza e eguaglianza, lei che è diventata una donna libera in un mondo che apparteneva quasi esclusivamente alla figura maschile?! Naturalmente il contesto del selvaggio West e dei pionieri in cerca di un futuro migliore circondati dai paessaggi tipici dell’America di fine ‘800, hanno fatto da perfetto contorno a tutta la vicenda.

Ad accompagnare Rémi nella stesura di una storia che rendesse giustizia al personaggio di Calamity, sono gli sceneggiatori Sandra Tosello e Fabrice de Costil, i quali hanno dovuto affrontare l’arduo compito, assieme allo stesso Rémi, di esaminare tute le informazioni reperibili su internet e il materiale video e cartaceo per assicurarsi di estrarre i fatti reali relativi alla vita di Calamity da quelli immaginari.

Nonostante il duro lavoro di ricerca e stesura durato quasi due anni, questo ha dato loro modo di poter inventare e strutturare una storia che avendo delle solide basi storiche, potesse rendere omaggio allo spirito libero e anticonvenzionale che era quello di Calamity, proprio partendo dal presupposto che la sua vita fosse un misto tra realtà e leggenda.

Oltre alla parte creativa, tutta la produzione, come riportato da Rémi, è stata invitata a seguire una lezione pratica di equitazione che permettesse, soprattutto agli animatori e layout artist, di capire tecnicamente come funziona la “monta all’americana” (il metodo di conduzione del cavallo alla “cowboy”) e i vari schiocchi e suoni gutturali che il cavaliere fa per richiamare a sé il cavallo.

Dopo cinque anni di lavori e la sinergia tra Maybe Movies studio e i co-produttori Nørlum, 2 Minutes e France 3 Cinéma, il lungometraggio Calamity, a Childhood of Martha Jane Cannary è finalmente terminato e non vediamo l’ora di potercelo gustare in tutta la sua bellezza sul grande schermo.

Nel frattempo, riguardiamoci il trailer!

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