Di Alessandro Castellano
Dopo tre programmi molto diversi tra loro, il quarto appuntamento della competizione ufficiale sembra condividere una caratteristica comune: quasi tutti i cortometraggi nascono dall’incontro tra l’animazione e un’altra forma espressiva.
Letteratura, pittura, musica, arti decorative e persino il paesaggio diventano il punto di partenza di opere che utilizzano l’animazione non tanto per inventare mondi nuovi, quanto per mettere in movimento linguaggi già esistenti. È un programma in cui il cinema d’animazione si conferma, ancora una volta, un’arte capace di dialogare con tutte le altre.
Gli azulejos prendono vita
Tra i titoli più affascinanti della selezione spicca sicuramente Virgin Fandango (Marcy Page, Canada/Portogallo, 2026), una breve commedia musicale realizzata con una tecnica tanto semplice quanto sorprendente.
La protagonista è una Vergine Maria ribelle che unisce la propria voce a quella di numerose figure femminili della storia nella lotta per l’uguaglianza. Ma è soprattutto la tecnica a rendere il film immediatamente riconoscibile. L’intera animazione nasce infatti dagli azulejos, le tradizionali piastrelle decorate portoghesi, animate direttamente come oggetti e trasformate in una grande coreografia visiva costruita attorno alla classica palette blu su fondo bianco.
L’impressione è quella di assistere a un omaggio non soltanto alla storia dell’arte portoghese, ma alla capacità dell’animazione di restituire movimento a superfici nate per essere immobili. Le piastrelle si scompongono, si ricompongono e diventano esse stesse protagoniste del racconto, mentre musica e immagini procedono come un’unica partitura.
L’ironia secondo Kaspar Jancis
L’unico autore già ampiamente presente nella ricostruzione storica di Giannalberto Bendazzi è Kaspar Jancis, figura centrale della nuova animazione estone.
In Animazione. Una storia globale Bendazzi lo inserisce tra gli eredi della grande tradizione surrealista estone inaugurata da Pritt Pärn e Mati Kütt, sottolineandone il gusto per il grottesco, l’assurdo e la satira sociale.
Pingviin (Penguin, Kaspar Jancis, Estonia/Francia, 2026) sembra confermare pienamente questa poetica. Dopo un viaggio in Antartide, il rapporto tra un uomo e una donna cambia improvvisamente, dando origine a una riflessione ironica sul punto di vista, sul lasciar andare e sulle responsabilità che ne derivano. Realizzato in animazione digitale 2D e privo di dialoghi, il film promette ancora una volta quell’umorismo surreale che rappresenta ormai il marchio di fabbrica del regista estone.
La natura come denuncia
Il rapporto tra arte e impegno civile emerge invece in Lagoa do Abandono (Lagune de l’Abandon, Diego Maia, Brasile, 2026).
Ambientato nel 2040, il cortometraggio racconta la storia di una coppia di aironi che cerca un luogo sicuro dove costruire il proprio nido mentre un gigantesco progetto edilizio invade progressivamente il lago di Messejana. Realizzato in animazione digitale 2D e completamente privo di dialoghi, il film sembra utilizzare il racconto fantastico per affrontare una questione molto concreta: la progressiva distruzione degli ecosistemi naturali.
Il tema della denuncia ambientale appartiene ormai da tempo alla produzione animata brasiliana, e anche questo lavoro sembra inserirsi in quella tradizione, affidando agli animali il compito di raccontare ciò che l’uomo continua a non voler vedere.
Goya e le Pitture nere
Tra i progetti più ambiziosi del programma compare El fantasma de la Quinta (The Quinta’s Ghost, James A. Castillo, Spagna, 2025).
La storia immagina gli ultimi anni di Francisco Goya alla Quinta del Sordo. Malato, isolato dalla società e tormentato dai fantasmi del proprio passato, il pittore affronta il periodo che avrebbe dato origine alle celebri Pitture nere. La combinazione tra animazione 2D e 3D costruisce un universo sospeso tra ricostruzione storica e allucinazione, perfettamente coerente con il carattere visionario dell’opera di Goya.
L’impressione è quella di un film che tenta di entrare nella mente dell’artista più che di ricostruirne semplicemente la biografia, trasformando il processo creativo stesso in racconto.
Da Katherine Mansfield al disegno animato
Daughters of the Late Colonel (Elizabeth Hobbs, Regno Unito/Germania, 2026) nasce dalla letteratura.
Il film adatta l’omonimo racconto di Katherine Mansfield del 1920. Dopo la morte del padre autoritario, due sorelle ormai mature si ritrovano improvvisamente sole e incapaci di immaginare un futuro diverso. L’arrivo di un visitatore inatteso le costringerà a ripensare la propria esistenza.
Realizzato con un disegno su carta ridotto all’essenziale, in cui macchie di colore interrompono i pochi tratti neri che definiscono personaggi, oggetti e ambienti, il cortometraggio sembra cercare una sintesi grafica che richiama l’illustrazione e lo schizzo più che il disegno tradizionale. La scheda del Festival lo definisce “gioioso, insolente e lirico”.
La musica come struttura
Diverso ancora è How to Walk (Zak Margolis, Stati Uniti, 2025).
Più che raccontare una storia, il cortometraggio nasce da una composizione musicale sperimentale di Vern Avola, Trigger Object. La scheda del Festival lo presenta come uno studio sul movimento, sulla crescita e sul collasso della società costruito attraverso un ciclo continuo di camminate animate. Realizzato interamente in animazione 3D e privo di dialoghi, il film sembra collocarsi a metà strada tra esercizio di stile, riflessione musicale e satira sociale.
Il ricordo come paesaggio
Chiude il programma Une fugue (Agnès Patron, Francia, 2025).
Interamente realizzato con disegno su carta e senza dialoghi, il film racconta il ricordo di un fratello che conosceva ogni sentiero verso il fiume. Di quel fratello, la sorella non ha dimenticato nulla.
Più che un racconto d’avventura, il film sembra costruire una memoria. La fuga notturna nel bosco diventa un momento di crescita e di smarrimento che continua a vivere nel ricordo, trasformando il paesaggio naturale in uno spazio della memoria.
Un programma che guarda oltre il cinema
Osservando nel suo insieme L’Officielle 4, colpisce come quasi tutti i cortometraggi stabiliscano un dialogo con linguaggi esterni al cinema.
Gli azulejos diventano animazione. Le Pitture nere di Goya si trasformano in un racconto visionario. Katherine Mansfield viene riletta attraverso il disegno. Una composizione musicale genera un’intera costruzione visiva. Il paesaggio naturale diventa denuncia ecologica e memoria personale.
Più che inventare mondi autonomi, questi film sembrano interrogarsi su come l’animazione possa continuare a dialogare con la storia dell’arte, la letteratura, la musica e la pittura.
È forse questa la caratteristica più interessante della selezione: ricordarci che il cinema d’animazione non vive isolato, ma continua ad arricchirsi ogni volta che entra in relazione con le altre arti.
Pubblicato il 25 giugno 2026

Virgin Fandango (Marcy Page, Canada/Portogallo, 2026)

Pingviin (Penguin, Kaspar Jancis, Estonia/Francia, 2026)

Daughters of the Late Colonel (Elizabeth Hobbs, Regno Unito/Germania, 2026)
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