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Annecy 2026: i cortometraggi in concorso tra geografie, autori e linguaggi

di Alessandro Castellano

Dopo una prima lettura d’insieme della selezione ufficiale, entriamo ora nel cuore del festival: i 34 cortometraggi in concorso. Seguendo una prospettiva bendazziana, li osserviamo come espressione delle diverse cinematografie nazionali, raggruppandoli per aree geografiche e cercando di individuare ricorrenze tematiche, tecniche e autoriali.

Europa: il centro e le sue costellazioni

L’Europa si conferma il baricentro della selezione, con una presenza dominante sia in termini numerici sia produttivi.

La Francia – spesso in coproduzione – attraversa gran parte della selezione con titoli come Adgwa-Ata di Zsuzsanna KreifBalconada di Iva TokmakchievaBlack Box (Boîte noire) di Anton DyakovGod Is Shy (Dieu est timide) di Jocelyn CharlesMy Bellyaching Skin (Les Pelures d’estomac) di Etienne BonnetTo the Woods (Une fugue) di Agnès Patron e Water Girl (Fille de l’eau) di Sandra Desmazières. Questa centralità riflette un sistema produttivo capace di sostenere tanto autori affermati quanto nuove voci.

Accanto alla Francia, il Belgio emerge come uno dei partner più attivi con film come The Berry Picker (De Bramenplukker) di Pieter CoudyzerThe Little White Queen (La Petite Reine blanche) di Théo Hanosset e Mathieu Georis e Two Ice Creams Please di Jasmine Elsen, mentre i Paesi Bassi partecipano a opere come Cartoon Physics di Ru Kuwahata e Max Porter e Danse macabre di Hisko Hulsing.

Dall’Europa orientale arrivano alcune delle proposte più radicali: Penguin (Pingviin) di Kaspar Jancis e Uka-uka di Henri Veermäe dall’Estonia, Creation (Alkotás) di Béla Klingl dall’Ungheria e Winter in March (Lumi saadab meid) di Natalia Mirzoyan, coproduzione che attraversa più territori. A questa costellazione si aggiungono  Please di Anna Mantzaris (Svezia/Francia/Repubblica Ceca/Norvegia/Finlandia),  Cosmonauts di Leo Černic (Slovenia/Italia), The Quinta’s Ghost (El fantasma de la Quinta) di James A. Castillo (Spagna), When the Sea Was Calm di Mamuka Tkeshelashvili (Georgia) e The Picture of Dorian Gray di Georges Schwizgebel (Svizzera). Qui la sperimentazione formale resta centrale.

Il Regno Unito è presente con titoli come Hag di Anna Ginsburg e The Daughters of the Late Colonel di Elizabeth Hobbs, mentre la Germania compare in coproduzione proprio in quest’ultimo. Nell’area europea rientra anche Motherhood di Anca Damian, coproduzione tra Belgio, Francia e Romania.

Tematicamente, l’Europa mostra una forte inclinazione verso narrazioni intime e riflessive: corpo, memoria, trasformazione e relazioni familiari emergono come nuclei ricorrenti.

Nord America: tra indipendenza e industria

Il Canada si conferma uno dei poli più vitali con titoli come Blessed di Birute SodeikaiteInvisible Harvests di Stephanie DudleyUltra Strong (Ultra forte) di Catherine Lepage e What We Leave Behind (Ce qu’on laisse derrière)di Jean-Sébastien Hamel e Alexandra Myotte, quest’ultimo esempio di un’animazione profondamente legata alla dimensione emotiva e autobiografica. A questi si aggiunge Virgem Fandango (Virgin Fandango) di Marcy Page, coproduzione tra Canada e Portogallo.

Gli Stati Uniti sono presenti con How to Walk di Zak Margolis e Paper Trail di Don Hertzfeldt, opere che riflettono una scena indipendente capace di muoversi tra ironia, minimalismo e osservazione del quotidiano.

Nel complesso, il Nord America si distingue per una forte ibridazione tecnica, con una prevalenza di animazione digitale contaminata da approcci più artigianali.

America Latina: identità e materia

La presenza latinoamericana, seppur numericamente contenuta, è significativa. Il Brasile è rappresentato da Lake Messejana (Lagoa do Abandono) di Diego Maia, mentre il Messico compare con Night Song (Canción de noche) di Karla Castañeda.

Questi film si distinguono per un forte radicamento culturale e per una particolare attenzione alla materia dell’immagine, spesso utilizzata per affrontare temi sociali e identitari.

Asia: tra tradizione e sperimentazione

Il Giappone è presente con The Spring Sea (Haru no Umi) di Koji Yamamura, esempio di una cinematografia che continua a rinnovarsi restando ancorata a una forte tradizione visiva.

Accanto al Giappone, emergono presenze più isolate ma significative, che testimoniano l’apertura del festival verso un panorama asiatico sempre più articolato.

Tra autori affermati e nuove promesse

La selezione 2026 mette in dialogo autori già riconosciuti nel circuito internazionale e nuove voci.

Tra gli autori con maggiore esperienza spiccano Georges Schwizgebel con The Picture of Dorian GrayKoji Yamamura con The Spring Sea (Haru no Umi)Don Hertzfeldt con Paper TrailAgnès Patron con To the Woods (Une fugue)Anca Damian con Motherhood ed Elizabeth Hobbs con The Daughters of the Late Colonel: nomi che portano in concorso poetiche già riconoscibili e una lunga familiarità con il circuito festivaliero.

Accanto a loro emergono figure più giovani o in fase di consolidamento come Zsuzsanna Kreif (Adgwa-Ata), Iva Tokmakchieva (Balconada), Etienne Bonnet (My Bellyaching Skin), Jasmine Elsen (Two Ice Creams Please), Henri Veermäe (Uka-uka), Leo Černic (Cosmonauts), James A. Castillo (The Quinta’s Ghost) e Zak Margolis (How to Walk), che testimoniano il ricambio generazionale e la varietà dei percorsi produttivi contemporanei.

Questa compresenza tra maestri riconosciuti, autori ormai maturi e nuovi talenti è una delle caratteristiche più interessanti della selezione 2026: Annecy continua a essere insieme luogo di consacrazione e piattaforma di scoperta.

Questa compresenza rafforza una delle caratteristiche principali di Annecy: essere insieme spazio di consacrazione e piattaforma di scoperta.

Esplora i cortometraggi della selezione ufficiale al seguente link: https://www.annecyfestival.com/en/the-festival/official-selection/short-films/short-films-official

Pubblicato il 6 aprile 2026

Collage dei 34 frame utilizzati per rappresentare ciascuno dei cortometraggi della selezione ufficiale

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