Di Alessandro Castellano
Tra i primi grandi appuntamenti dell’edizione 2026 del Festival di Annecy, la masterclass “Lumières, caméra… Aardman!” ha avuto il sapore delle celebrazioni importanti. Non soltanto perché lo studio di Bristol festeggia il proprio cinquantesimo anniversario, ma perché pochi altri nomi hanno saputo lasciare un’impronta così riconoscibile nella storia dell’animazione contemporanea.
Sul palco della Grande Salle di Bonlieu si sono alternati i fondatori Peter Lord e David Sproxton, Nick Park e, nella seconda parte dell’incontro, Sarah Cox, Chief Creative Officer dello studio, accompagnata da alcuni dei protagonisti della nuova generazione Aardman.
Più che una semplice retrospettiva, l’incontro è apparso come un racconto in due tempi: i primi cinquant’anni dello studio e i cinquanta che verranno.
Dalla cucina di casa a Morph
Peter Lord e David Sproxton hanno aperto la conversazione tornando alle origini. Aardman nasce quando entrambi hanno appena sedici anni e realizzano un piccolo film con un improbabile supereroe in calzamaglia chiamato proprio Aardman. Quel personaggio scomparirà presto, ma il suo nome resterà e diventerà quello dello studio.
I primi anni sono stati raccontati attraverso immagini d’archivio, esperimenti e cortometraggi realizzati in condizioni estremamente artigianali. Tra questi emerge naturalmente Morph (1977), personaggio nato anche per ragioni pratiche: era economico da realizzare, facile da animare e perfetto per sperimentare. Nel corso degli anni Morph avrebbe progressivamente acquisito una personalità sempre più definita, fino ad arrivare alle produzioni più recenti in cui interagisce con il mondo digitale e con gli smartphone.
L’aspetto più interessante di questa prima parte non riguardava però la tecnica, ma il modo di concepirla. David Sproxton ha ricordato come Peter Lord animasse quasi “recitando” i suoi personaggi. Più che manipolare un pupazzo, sembrava interpretarlo. È un’osservazione che aiuta a comprendere una caratteristica fondamentale dello stile Aardman: l’animazione come performance fisica prima ancora che come costruzione meccanica del movimento.
La Aardman prima di Wallace e Gromit
Uno degli aspetti che spesso vengono dimenticati quando si parla di Aardman è che Wallace e Gromit arrivano relativamente tardi.
Come ricorda anche Giannalberto Bendazzi in Animazione. Una storia globale, il marchio di fabbrica della prima Aardman non erano tanto i pupazzi di plastilina quanto l’uso di conversazioni reali registrate dal vivo. Film come Down and Out (1979), Sales Pitch (1983) e soprattutto le produzioni realizzate per il progetto Animated Conversationstrasformavano persone comuni in personaggi animati, mantenendo intatta la spontaneità delle loro parole.
Bendazzi scrive che per lungo tempo quello fu il vero segno distintivo dello studio:
“Film realistici, con colonne sonore dal vivo, non scritte, che testimoniavano la vita giornaliera nella tradizione del documentario britannico e del free cinema.”
È significativo che durante il panel Peter e David abbiano dedicato molto spazio proprio a questa fase. Non si trattava di una semplice premessa storica, ma della definizione di una poetica destinata a sopravvivere fino a oggi: usare l’animazione per osservare il comportamento umano.
L’arrivo di Nick Park
La conversazione è poi passata naturalmente a Nick Park, la figura che più di ogni altra ha contribuito a trasformare Aardman in un fenomeno mondiale.
David Sproxton ha ricordato come lui e Peter avessero conosciuto Park quando era ancora studente e stava lavorando al proprio film di diploma. Fu coinvolto nella realizzazione di Babylon (1986) con la promessa che, una volta terminato quel progetto, lo studio lo avrebbe aiutato a completare il suo corto.
Park ha confermato quel racconto con evidente affetto. Ha ricordato l’emozione di incontrare quelli che considerava i propri idoli e di ritrovarsi improvvisamente a lavorare con loro.
Da lì la conversazione è scivolata naturalmente verso Wallace & Gromit. Uno degli aneddoti più divertenti ha riguardato proprio Gromit. In origine il cane avrebbe dovuto parlare. Solo durante l’animazione Park si rese conto che bastava il movimento delle sopracciglia per renderlo espressivo. La scelta di lasciarlo muto sarebbe diventata una delle intuizioni più felici dell’intera serie.
Tra i ricordi evocati sul palco c’è stata anche la celebre sequenza del trenino ne I pantaloni sbagliati (The Wrong Trousers, 1993), che richiese circa tre mesi di lavoro e che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più celebrati della stop motion contemporanea.
Creature Comforts e il primo Oscar
Un altro capitolo fondamentale è stato quello di Creature Comforts (1989).
Peter Lord ha ricordato i cortometraggi costruiti animando registrazioni di conversazioni reali, una pratica piuttosto diffusa in Gran Bretagna negli anni Ottanta. Nick Park ha raccontato come l’idea iniziale fosse quella di far parlare gli animali degli esseri umani. Durante le interviste, però, si accorsero che molte persone descrivevano la propria vita in termini sorprendentemente simili alla condizione degli animali osservati.
Da quell’intuizione nacque il corto che nel 1991 avrebbe conquistato l’Oscar.
Per Bendazzi, Creature Comforts rappresenta perfettamente la capacità di Aardman di unire documentario e animazione, realismo e caricatura. È probabilmente il film che meglio sintetizza la filosofia dello studio: prendere persone vere e trasformarle in personaggi di plastilina senza perdere nulla della loro umanità.
David Sproxton ha ricordato come quel premio rappresentò un momento di svolta. Per la prima volta lo studio comprese che il percorso iniziato a Bristol stava assumendo una dimensione internazionale.
Dalla pubblicità al lungometraggio
Gli anni Novanta furono segnati da una crescita costante. David Sproxton ha insistito sul ruolo fondamentale della pubblicità, che per molto tempo sostenne economicamente lo studio e rappresentò un laboratorio permanente di sperimentazione.
Tra i ricordi più divertenti è emerso il videoclip Sledgehammer (1986) di Peter Gabriel, realizzato in tempi strettissimi e diventato una pietra miliare del rapporto tra musica e animazione.
Il passo successivo fu naturalmente il lungometraggio. Nick Park ha raccontato il coinvolgimento di Steven Spielberg e la nascita di Galline in fuga (Chicken Run, 2000), sviluppato a partire dall’idea di trasformare La grande fuga in una storia di polli in fuga da una fattoria.
Anche qui le osservazioni di Bendazzi aiutano a leggere il fenomeno. Secondo lo storico italiano, il segreto di Aardman non consiste soltanto nell’umorismo o nella tecnica, ma nella capacità di collocare personaggi ordinari all’interno di grandi strutture narrative prese in prestito dal cinema classico.
Quando gli è stato chiesto come Aardman guardi oggi al rapporto tra stop motion e digitale, Peter Lord ha risposto con una riflessione significativa. La stop motion continua a essere centrale non per nostalgia, ma perché conserva una qualità fisica che il pubblico percepisce immediatamente. Gli oggetti esistono davvero, occupano uno spazio reale e riflettono una luce reale.
Nick Park e l’Inghilterra immaginata
Rileggendo Bendazzi dopo l’incontro, colpisce quanto la sua interpretazione di Nick Park continui a essere illuminante.
Per lui Wallace e Gromit non sono soltanto personaggi comici. Sono abitanti di un’Inghilterra ideale, rassicurante e quasi fuori dal tempo. Una società fatta di tè, formaggio, invenzioni improbabili e relazioni umane ancora riconoscibili.
Scrive Bendazzi:
“Nelle sue opere, la Aardman sembra essere alla costante ricerca di un tempo perfetto, un’epoca ideale dove le cose erano esattamente come sarebbero dovute essere.”
Ascoltando Park raccontare Wallace, Gromit, Shaun e il loro universo, si aveva spesso l’impressione che questa lettura fosse ancora perfettamente valida.
I prossimi cinquant’anni
La seconda parte dell’incontro ha spostato lo sguardo sul futuro.
Sarah Cox ha presentato Shaun the Sheep: The Beast of Mossy Bottom (2026), il nuovo lungometraggio dedicato a Shaun, ambientato durante Halloween e costruito come una parodia affettuosa del cinema dei mostri. Il pubblico di Annecy ha potuto vedere in anteprima una sequenza in cui un misterioso essere peloso arriva alla fattoria tra citazioni dichiarate di Psycho e humour tipicamente Aardman.
Accanto a Shaun sono stati presentati altri progetti in sviluppo, tra cui il ritorno di Timmy e una collaborazione con LEGO.
Sul palco è poi salito Tom Parkinson, uno dei registi della nuova generazione Aardman, già noto per Robin Robin (2021)e autore del trailer ufficiale del Festival di Annecy 2026. Parkinson ha raccontato come quel breve film sia stato costruito collettivamente, con contributi provenienti da numerosi membri dello studio, quasi a voler trasformare il trailer in una dichiarazione d’identità dell’intera Aardman.
Pokémon in stop motion
Uno dei momenti più attesi dell’incontro è stato l’arrivo di Phil Rynda, Director of Original Animation di The Pokémon Company International.
Insieme a Sarah Cox ha presentato Racconti Pokémon: Le disavventure di Sirfetch’d e Pichu (2027), serie in stop motion ambientata nella regione di Galar. Durante il panel sono stati mostrati materiali di sviluppo e test di animazione.
Il progetto nasce dall’idea di raccontare il mondo Pokémon dal punto di vista dei Pokémon stessi. Sarah Cox ha sottolineato come la serie permetta di portare nell’universo Pokémon quella fisicità e quella comicità visuale che costituiscono da sempre il cuore dell’identità Aardman.
Formare la prossima generazione
La chiusura è stata dedicata alla collaborazione tra la Aardman Academy e il Royal College of Art di Londra. L’obiettivo è offrire agli studenti un percorso che unisca la formazione universitaria all’esperienza diretta all’interno dello studio.
Non poteva esserci conclusione più coerente. Cinquant’anni dopo i primi esperimenti realizzati da due adolescenti attorno a un tavolo, Aardman continua a investire sulle nuove generazioni di autori e animatori.
Una storia ancora in movimento
Rivedendo sullo stesso palco Peter Lord, David Sproxton, Nick Park e Sarah Cox, si comprende come la storia di Aardman non sia quella di una tecnica o di un marchio, ma di una sensibilità.
Dalle conversazioni registrate di Down and Out (1979) e Creature Comforts (1989) fino ai Pokémon in stop motion annunciati ad Annecy, lo studio continua a partire dalla stessa convinzione: che i pupazzi, le galline, le pecore o i Pokémon siano interessanti solo quando riescono a comportarsi come persone.
Forse è proprio questa attenzione all’umanità dei personaggi che spiega perché, cinquant’anni dopo la sua fondazione, Aardman continui a essere percepita non come una fabbrica di animazione, ma come una delle sue grandi case d’autore.
Pubblicato il 22 giugno 2026

Il team della Aardman intervenuto all’incontro

Peter Lord, David Sproxton, Nick Park

Sarah Cox presenta il nuovo film di Shaun

Tom Parkinson parla del trailer del festival di Annecy 2026

Phil Rynda parla della collaborazione tra Aardman e Pokémon

La presentazione della collaborazione tra la Aardman Academy e il Royal College of Art di Londra
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